Coworking: uffici condivisi

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Da Milano a Sydney, questi i migliori coworking del mondo. Gli uffici condivisi, con scrivanie, wi-fi, cinema e sale riunioni. Si lavora un po’ qui e un po’ lì: così ci si scambiano ambienti e pensieri

Questo è il tempo della sharing-economy: si condividono macchine, appartamenti, biciclette e lavatrici. E pure gli uffici. Il cosidetto coworking è diventato una realtà sempre più diffusa, nel mondo intero: diversi professionisti lo scelgono per la maggiore flessibilità dei contratti d’affitto, per non ritrovarsi a casa da soli, per tentare nuove collaborazioni, per avere un ambiente multifunzionale (con sale riunioni, cucina, cinema, ecc.) che magari non si potrebbero permettere altrimenti.

E se è vero che i freelance in Europa, nel 2020, raggiungeranno il 40% della forza lavoro  e che oltre 870 milioni di donne, che al momento non sono occupate o hanno contratti di tipo breve, saranno impiegate o fonderanno la propria società avendo bisogno di spazi e servizi dove far crescere il proprio business, facile pensare che il coworking avrà sempre più successo. Tanto più che adesso, negli USA, gli spazi di coworking valgono 2.800 dollari ogni 30.5 centimetri quadrati, addirittura più dell’edificio della General Motors sulla Fifth Avenue a New York, che vale «solo» 2.400 dollari per ogni 30.5 centimetri quadrati.

Così questi spazi aumentano
, aumentano: nel 2012 erano presenti oltre 1230 spazi di coworking al mondo, +88% rispetto all’anno precedente. Nel 2013 ce n’erano oltre 3000. All’inizio sono state le start-up, gli architetti, i giornalisti e i creativi che si sono appoggiati a questo tipo di uffici. Invece oggi anche le grandi aziende trovano nel coworking un riferimento importante: questo consente di dare per esempio ai propri rappresentanti una base senza più spendere cifre assurde per affittare uffici, che talvolta venivano sottoutilizzati.

E non si tratta solo di una semplice scelta economica, cambia proprio la prospettiva: il coworking è un modo anche per entrare in contatto con altre competenze e talenti. Condivisione degli spazi, dunque, ma pure di cervelli. C’è un vero ripensamento generale e c’è una nuova categoria di persone che si sta delineando: sono i nomadi digitali, quelli che non hanno un ufficio proprio, ma si appoggiano, appunto, in giro per il mondo agli spazi del coworking sempre più grandi e attrezzati.

L’ultimo nato, in Europa, è quello di via Calabiana 6, a Milano: si chiama TAG Milano Calabiana, uno spazio di oltre 8.500 metri quadri che può ospitare fino a 400 professionisti. C’è tutto, superfluo compreso: avete mai avuto prima un ufficio come questo con piscina, cinema e café? Infatti, se i primi erano piccoli appartamenti adibiti a spazi per lavorare insieme, oggi sono strutture ipersofisticate.

Fonte: Vanity Fair

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